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UN PUNTO DI VISTA SU UN MONDO DI MONDI
L’arte di Marina Brunetti sta a metà fra il lavoro del Dottor Seuss e quello di Maurice Sendak, i grandi raccontastorie americani degli ultimi sessant’anni, ibridati con il popsurrealismo contemporaneo e la street art – un insieme di infuenze che attestano le molteplici varianti dell’illustrazione oggi. Come nel cinema dei mostri giapponesi, le creature di Marina sono esagerate, ingombranti, selvaggiamente votate al divismo della fisionomia originale, al tempo stesso hanno la semplicità dei pupazzi in vinile che sempre dall’oriente sono sbarcati nell’occidente insieme opulento e precario, a infestare allegramente gli scaffali di negozi e appartamenti. Marina vede un mondo di uomini imperfetti, caricature dei vizi e dei bisogni dell’individuo, e di mostri perfetti, che si fanno peso delle emozioni che l’uomo ha perduto. Il soggetto importa più dell’oggetto, della tecnica, il significante più del significato, nel disegno come nella fotografia (altra sua passione), nell’arte come nella vita, ogni bozzetto un’idea di storia illustrata, ogni foto l’ipotetico frame di un video. Marina scrive simboli importanti in piccoli affreschi schizzati che bene starebbero su enormi pareti di vecchi palazzi – eppure tutto resta lì, su innocenti fogli di carta, in attesa di essere scoperti da chi, ormai saturo di concetti, parole, opere e omissioni, aspetta un segnale forte da luoghi ancora sconosciuti. Grazie mille, Marina.

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